Quando pensiamo all’apprendimento di un bambino, spesso immaginiamo parole, numeri, attività strutturate o nuove conoscenze. Eppure, prima ancora di parlare, scrivere o ragionare in modo astratto, il bambino conosce il mondo attraverso il corpo: corre, salta, si nasconde, costruisce, cade, si rialza, abbraccia, osserva, esplora. Ogni movimento racconta qualcosa di lui.
È proprio a partire da questa osservazione che, negli anni Sessanta e Settanta, studiosi e pedagogisti come André Lapierre, Bernard Aucouturier e Jean Le Boulch iniziarono a sviluppare una nuova concezione dell’educazione e dello sviluppo infantile. Questi autori compresero che il movimento non poteva essere considerato soltanto come un’attività fisica o un allenamento delle abilità motorie. Attraverso il corpo, infatti, il bambino comunica emozioni, costruisce il proprio pensiero, sperimenta la relazione con gli altri e organizza progressivamente la propria identità.
Da queste intuizioni nacque la psicomotricità, una disciplina che mette in relazione corpo, emozioni, pensiero e affettività, riconoscendo nel gioco spontaneo e nell’esperienza corporea strumenti fondamentali per la crescita armonica della persona. In particolare, il lavoro di Lapierre e Aucouturier portò allo sviluppo della psicomotricità relazionale, un approccio che pone al centro il piacere del gioco, la libertà di espressione e la qualità della relazione educativa, valorizzando il bambino nella sua globalità.
“Il bambino non gioca per imparare, ma impara perché gioca.”
André Lapierre e Bernard Aucouturier
Il bambino parla attraverso il gioco
Nella psicomotricità non si insegnano esercizi o abilità motorie da eseguire correttamente. L’obiettivo non è imparare a fare meglio un salto o una capriola. Attraverso il gioco spontaneo, il bambino può esprimere emozioni, desideri, paure, bisogni e competenze che spesso non riesce ancora a raccontare con le parole. Un castello costruito con i cuscini, una corsa sfrenata, una tana nascosta, un travestimento o una torre da abbattere non sono semplicemente giochi: rappresentano esperienze attraverso cui il bambino sperimenta sé stesso e il rapporto con gli altri.
Un luogo dove crescere attraverso la relazione
La parola relazionale è centrale. Ogni esperienza psicomotoria, infatti, avviene all’interno di una relazione significativa: con l’adulto, con i compagni, con lo spazio e con i materiali. Durante gli incontri il bambino può sperimentare il piacere di stare con gli altri, imparare a rispettare regole condivise, affrontare piccoli conflitti, attendere il proprio turno, collaborare e costruire nuove modalità di comunicazione.
La relazione diventa così il terreno su cui si sviluppano fiducia, autonomia e sicurezza.
“Il corpo è il primo strumento di conoscenza del bambino.”
Bernard Aucouturier
Perchè il movimento è così importante?
Muoversi non significa soltanto allenare il corpo.
Attraverso il movimento il bambino costruisce la propria identità, sviluppa il pensiero, organizza le emozioni e impara a conoscere il mondo che lo circonda. Ogni esperienza corporea contribuisce alla crescita di competenze fondamentali come la fiducia nelle proprie capacità, l’autonomia, la regolazione delle emozioni, l’attenzione e la concentrazione, la creatività, le competenze relazionali e la capacità di affrontare nuove sfide.
Come si svolge una seduta di psicomotricità?
Gli incontri si svolgono in uno spazio preparato e pensato per favorire l’esplorazione e il gioco. Materassi, teli, corde, cuscini, costruzioni e materiali non strutturati diventano strumenti attraverso cui i bambini possono inventare, trasformare e creare. L’adulto non dirige il gioco, ma accompagna il gruppo con uno sguardo attento e competente, offrendo contenimento, sicurezza e opportunità di crescita. Ogni bambino viene accolto per ciò che è, con i propri tempi, le proprie risorse e le proprie modalità di espressione.
Uno sguardo alle risorse, non alle difficoltà
Uno degli aspetti più importanti della psicomotricità relazionale è il modo in cui guarda il bambino. L’attenzione non è rivolta a ciò che manca o a ciò che deve essere corretto, ma alle potenzialità presenti, alle competenze emergenti e alle risorse che possono essere valorizzate. Per questo motivo la psicomotricità non si concentra sulla prestazione, ma sulla persona.
La psicomotricità nella scuola
Convinti dell’importanza del gioco, del movimento e della relazione come strumenti fondamentali di crescita e apprendimento, nella Scuola dell’Infanzia di Ornago la psicomotricità occupa un posto significativo all’interno dell’offerta formativa.
I bambini hanno l’opportunità di vivere esperienze psicomotorie sia attraverso il progetto curricolare inserito nella programmazione educativa della scuola, sia attraverso “Pomeriggio in Gioco”, il percorso extrascolastico annuale. In entrambi i percorsi, l’obiettivo rimane lo stesso: offrire ai bambini uno spazio in cui sentirsi accolti, valorizzati e accompagnati nella scoperta di sé, degli altri e del mondo attraverso il piacere del movimento, del gioco e della relazione. Perché ogni bambino cresce meglio quando incontra adulti capaci di riconoscere le sue potenzialità e di sostenerle con fiducia, rispetto e competenza.
La psicomotricità relazionale è quindi molto più di un’attività motoria. È uno spazio in cui il bambino può sentirsi accolto, riconosciuto e valorizzato. Un luogo dove il corpo diventa linguaggio, il gioco diventa esperienza e la relazione diventa crescita. Perché ogni bambino ha bisogno di qualcuno che sappia guardarlo non per ciò che ancora non sa fare, ma per tutto ciò che può diventare.
Noemi Serrani
Psicomotricista